PD dato al 33% in questo sondaggio condotto dal CISE, centro interuniversitario fra l'università di firenze e la LUISS




Ecco il link completo : http://cise.luiss.it/cise/2011/11/27/le-intenzioni-di-voto/

Granditalia, la conferenza nazionale del PD sulle PMI

BERSANI, segretario nazionale PD


IVAN MALAVASI, segretario nazionale CNA



DARIO DI VICO, giornalista corriere



SABRINA VESCOVI, artigiana

Il PD nell'atlante di repubblica è al 29,4%.


Il PD nell'atlante politico di repubblica oggi è dato al 29,4%. Bersani compare come primo esponente politico per fiducia al 48%. 

Gli ultimi della classifica, ça va sans dire, sono Bossi e Berlusconi. Questo è il risultato dell'ottima gestione della crisi e della serietà del gruppo dirigente che guida ad oggi il partito. 

Grazie. 

E ora avanti, perché ci sono ancora molte sfide da affrontare. 

GOVERNO MONTI, SPREAD E GOVERNO DI RESPONSABILITA’ NAZIONALE



Cari Valserinesi,
siamo stati costretti ad integrare il giornalino di ottobre 2011 con questa pagina, poiché nell’arco di una settimana e poco più, l’intero panorama politico è mutato profondamente.
Lo schema bipolare nato nel 1994, Berlusconi da una parte con la Lega e il centrosinistra dall’altra, è saltato e non si sa bene da cosa verrà sostituito. E’ probabile che nei prossimi mesi ci sarà una ridefinizione dei partiti, dell’offerta politica e ritengo possibile anche lo sciogliersi e il formarsi di nuove alleanze all’interno dei vari schieramenti. L’auspicio che mi sento di interpretare a nome di tutti noi, è che si proceda verso un RICAMBIO assolutamente necessario della classe politica  italiana che ha condotto la partita finora, non per motivi anagrafici, ma a causa del suo fallimento politico nel governarci, pur nella diversità delle responsabilità.
LA NECESSITA’ DI UN GOVERNO DI “RESPONSABILITA’ NAZIONALE”. Mercoledì 16 novembre nasce il governo Monti. Esso è stato reso necessario dall’azione confusa e inconcludente del centrodestra. I numerosi tagli non accompagnati dalla crescita, l’assoluta scarsa credibilità di Berlusconi, sia all’interno del paese che all’estero, la stagnante azione riformatrice e le scelte sbagliate in politica economica-industriale, stavano per portarci al collasso. La crisi tuttavia non deriva solo dall’azione del governo, stiamo navigando difatti a vista in un mare in tempesta a livello internazionale. Ciò nonostante, il governo ci ha messo del suo e difatti fino ad agosto la crisi era prettamente di natura economica, di depressione dell’economia reale. Solo  in mezzo all’estate iniziano le turbolenze a livello finanziario sul nostro debito e il famigerato spread comincia a salire. In realtà le cose sono collegate. Per capirci, poniamo il caso di avere in tasca alcune azioni di un’azienda. L’azienda  nell’ultimo anno e mezzo opera scelte sbagliate, i loro direttori litigano fra di loro solo per mantenere le proprie rendite di posizione e il direttore generale se la spassa fra festini, ragazze avvenenti e fa battute a incontri internazionali con altri operatori del settore. Probabilmente penseremmo di vendere le azioni, poiché crediamo che se l’azienda continua a comportarsi in questo modo fallirà. Ebbene, è esattamente quello che è successo ai nostri titoli di debito, Btp,  che sono arrivati addirittura a segnare un differenziale di rendimento con i corrispettivi tedeschi di 590 punti circa e un 7% di interesse. Quindi il problema è duplice:  da una parte non era credibile il nostro direttore generale, dall’altra le nostre scelte hanno creato incertezza e scetticismo rispetto la solidità della nostra economia. Quindi ora si richiede capacità di affrontare questioni spinose ormai da troppo tempo accantonate e serietà, accompagnata alla credibilità, dei nostri governanti. Insomma, è finito il tempo delle barzellette. Per poter ridare fiducia ai mercati e far sì che gli investitori ricomincino a comprare i nostri titoli, che ad oggi purtroppo sono considerati rischiosi, dovremo dare una forte prova di responsabilità e di generosità. Non a caso Bersani ha commentato l’azione del Pd così: “Avrei potuto chiedere di andare ad elezioni con i sondaggi che ci danno in testa, ma avrei governato su un cumulo di macerie”. Non c’è alternativa pertanto alla scelta che stiamo per percorrere del governo di responsabilità nazionale.
Si dirà tuttavia che lo spread cresce e che la crisi del debito sovrano si allarga anche ad altri paesi europei. E’ vero, proprio perché è una crisi internazionale e non solo europea. Un nostro fallimento, come quello della Grecia, porterebbe al fallimento  altri stati e a catena l’Europa, gli Stati Uniti, le cui banche posseggono molti titoli europei, e la Cina, la quale è la più grande creditrice degli USA.
La soluzione però è una sola ed è quella di dare alla BCE nuovi poteri per poter operare sui mercati e aiutare i paesi in difficoltà. Solo con la garanzia della BCE gli investitori potrebbero riprendere a comprare i titoli di stato e quindi far cessare la crisi. Chi non vuole fare questa operazione sono i tedeschi, i quali ritengono che Spagna, Italia e Grecia abbiano sperperato a torto o a ragione molte risorse mentre loro hanno fatto le formiche. Se il governo Monti saprà smuovere con autorevolezza i tedeschi, scambiando l’operazione sulla BCE con nostre serie riforme, allora se ne verrà fuori. Altrimenti l’altro scenario sarà di una crisi simile a quella del 2008 moltiplicata per 10. Sarebbe una catastrofe, ma non per le banche, per tutti noi. Ecco perché non possiamo permetterci di sbagliare. 

Un patto per la ricostruzione dell'Italia


Un patto per la ricostruzione dell'Italia

Conferenza nazionale per il lavoro autonomo e la micro e piccola impresa. Monza 26 Novembre 2011 Vai allo speciale

Siamo in una fase di straordinari cambiamenti. Il termine “crisi” è sempre meno utile a fotografare il passaggio in corso. Siamo, in realtà, in una “grande transizione” articolata lungo quattro fondamentali assi: geo-economico e geo-politico; demografico; economico e sociale; ambientale.
Impresa


Navighiamo in mare aperto, ma la rotta è incerta ed il timone della politica inadeguato. 
Per ricostruire l’Italia, come in tutti i momenti alti della nostra storia repubblicana, le forze migliori del Paese devono cooperare. La ricostruzione richiede un patto tra soggetti della politica e le rappresentanze delle imprese e del lavoro, secondo i principi di sussidiarietà costituzionale. Il “compromesso al ribasso” degli ultimi decenni tra imprese e politica non è più sostenibile: il “fai da te amorale” previsto per le imprese non può più compensare l’inerzia della politica. Non c’è dubbio: le responsabilità sono, innanzitutto e soprattutto, della politica. La lunga stagione del populismo senza riforme va chiusa. La metrica della politica deve diventare europea: partiti democratici e trasparenti, regolati dalla legge, grandi istituzioni dedicate all’interesse comune. Legge elettorale in grado di garantire ai cittadini il diritto di scelta dei rappresentanti parlamentari. Così, superate le degenerazioni personalistiche ed autoreferenziali, la politica può trovare la forza culturale, morale ed organizzativa per mettersi al servizio della ricostruzione dell’Italia. Nel patto per la ricostruzione dell’Italia, il PD si impegna su un ventaglio di politiche e di riforme. 

Oltre alle misure specifiche per il lavoro autonomo e la micro e piccola impresa descritte di seguito, interventi orizzontali: ristrutturazione profonda delle pubbliche amministrazioni, in particolare della giustizia civile; riorganizzazione del welfare; riscrittura dell’assetto fiscale, federalismo incluso, per premiare i produttori; investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture, politiche industriali e sostegno all'innovazione, alla ricerca, alla scuola e all'università, alla formazione permanente; politiche per le energie rinnovabili e l’abbattimento dei costi dell’energia; liberalizzazione dei mercati dei servizi alle persone e alle imprese; riforme della rappresentanza politica, economica e sociale e delle istituzioni democratiche e, non ultimo in termini di rilevanza, innalzamento del capitale sociale, della legalità e del civismo. 

Compiti impegnativi investono anche le associazioni di rappresentanza e le imprese:
 per patrimonializzare le aziende ed investire nell’innovazione e nella qualità del lavoro; per mettere in rete funzioni a monte e a valle dei processi produttivi e così superare gli handicap della dimensione e valorizzarne fino in fondo i vantaggi di flessibilità e rapidità di adattamento alle variazioni dei mercati; per contribuire a rafforzare il capitale sociale e sanzionare i comportamenti devianti, in particolare le attività “in nero” e l’offensiva della criminalità organizzata verso tante imprese in difficoltà finanziarie. Un punto è fuori discussione: la ricostruzione dell’Italia è impossibile senza liberare le potenzialità del lavoro autonomo e delle micro e piccole imprese. È il dato culturale e politico, oltre che economico, dal quale vogliamo partire.

Allora, dedichiamo la nostra Conferenza al lavoro autonomo ed alla micro e piccola impresa perché quasi nulla accomuna una impresa con due dipendenti e un’impresa con 200 dipendenti. La loro organizzazione, i loro mercati , i loro problemi sono così diversi da rendere inapplicabili alle prime le soluzioni pensate per le seconde e viceversa. 

L’obiettivo della Conferenza è definire un ventaglio di proposte per sostenere l’avventura imprenditoriale dei “piccoli”.

Leggi il documento completo con le proposte elabotate dal Pd, in allegato nel box a destra della pagina

Dipartimento Economia e Lavoro - Resp. Stefano Fassina

Dichiarazioni del premier Mario Monti alla camera

Si consiglia l'ascolto dal minuto 23 al minuto 26.