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Le foto delle nostre iniziative, per un'Italia Giusta

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Incontro a Bracca giovedì 31

Risultati primarie valle Brembana

Totale Bersani Renzi Vendola Puppato Tabacci
Brembilla 134 56 66 10 2
Piazza Brembana 311 153 120 28 7 3
Serina 121 60 44 17
San Pellegrino Terme 217 111 69 33 4
Zogno 315 136 125 39 9 4
1098 516 424 127 18 11
46,99% 38,62% 11,57% 1,64% 1,00%

Bersani: "Ecco l'agenda per l'autunno e per preparare la ricostruzione dell'Italia"


Intervista a Pier Luigi Bersani di Massimo Giannini - La Repubblica

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«Sento in giro molte preoccupazioni sul dopo Monti. Allora chiariamo subito un punto: qualunque ragionamento sul prossimo futuro deve partire dal presupposto che non vengano abolite le elezioni, magari su suggerimento di Moody's. Se in Italia passasse l'idea che la politica non è in grado di tirarci fuori dalla crisi, noi ci porremmo automaticamente al margine delle democrazie del mondo». Finite le brevi ferie d'agosto, Pierluigi Bersani torna in campo e detta a Monti le condizioni dell'autunno.

Il leader del Pd considera quella del governo tecnico una «parentesi non ripetibile». «Perché vede - spiega - il limite della soluzione tecnica non sta nel governo Monti, che pure ha fatto un gran lavoro, ma nella mancanza di univocità di una maggioranza che ha opinioni diverse, perché in natura esistono una destra e una sinistra alternative l'una all'altra. E se a Bruxelles o sui mercati si ha paura per la tenuta del rigore in Italia, io voglio credere che ci si riferisca a un rischio Berlusconi o a un pericolo populista, non al centrosinistra». 

Eppure, segretario, l'impressione è che cancellerie e Borse non si fidino neanche di voi... 

«Noi abbiamo fatto la moneta unica, con Prodi, D'Alema e Amato abbiamo raggiunto accordi storici con la Ue e la Nato, io ho lavorato con Ciampi e Padoa-Schioppa. I mercati e le cancellerie non possono far finta di non conoscerci. Se ci sono manovre interessate per dire che nell'Italia del dopo Monti non c'è un presidio credibile, noi siamo qui, con la nostra storia, a dimostrare che non è vero». 

Quindi lei fin da ora dice no a un Montibis e dice no a una Grande Coalizione? 

«Io dico che in un Paese maturo si fronteggiano un centrodestra, un centrosinistra ed eventualmente una posizione centrale che da una legislatura all'altra può dare flessibilità al sistema. Chi vince, governa. Questo è il vero tema, non quanti tecnici ci sono nel governo. E questo significa che non si può andare alvoto proponendo una Grande Coalizione. Non esiste proprio».

Perciò, Bersani va al voto con il suo programma e le sue alleanze, e se vince va a Palazzo Chigi. Giusto? 

«Così funziona, nelle democrazie normali. E poi, hai visto mai, può succedere che una figura come Monti non riesce a portare a casa una legge contro la corruzione, e invece Bersani ci riesce». 

Il Pd è sempre più insofferente col governo. Oggi c'è il primo Consiglio dei ministri dopo le ferie. Cosa chiede a Monti? 

«A Monti chiedo un cambio di passo. Non sono d'accordo su come stanno andando le cose. È ora di riscrivere l'agenda. Per noi progressisti è il momento di rompere l'avvitamento tra austerità e recessione. Il rigore non va abbandonato. Ma è ora di aprire gli occhi. Lo dico anche al Consiglio dei ministri che si riunisce oggi: date finalmente uno sguardo alla realtà». 

Perché finora il premierei ministri non l'hanno fatto? 

«Non sto dicendo questo. Dico che ora ci sono due problemi da affrontare. Il primo è europeo: a settembre il messaggio dell'Ue sulla stabilizzazione degli spread non deve più essere un oggetto da Sibilla Cumana, ma deve diventare operativo. A proposito di battere i pugni sul tavolo, questa è l'occasione. Il secondo è italiano. Sento parlare di via d'uscita dalla crisi. Io credo nella possibilità di uno spiraglio, ma ancora non lo vedo. E ho l'impressione che il governo finora non abbia percepito lo scivolamento dell'economia reale. C'è un crollo della produzione industriale, un segno meno nei consumi, lavorano 22 milioni di italiani su 60. Io chiedo: come affrontiamo queste emergenze?». 

E cosa si aspetta che le risponda, Monti? 

«Per me il rigore è la condizione necessaria, ma non è l'obiettivo. Il vero obiettivo, qui ed ora, è il sostegno all'economia reale. Leggo di piani energetici, di piani per gli aeroporti. Per carità, va tutto benissimo. Mai problemi di famiglie e imprese, in questo momento, sono altri. Per esempio: il prezzo della benzina si può ridurre? I pagamenti della Pubblica Amministrazione sono stati sbloccati? E che facciamo di fronte alle crisi industriali, dalla Fiat a Finmeccanica all'Alcoa? Le eventuali operazioni di alienazione del patrimonio pubblico possono essere destinate a politiche industriali e allo stimolo all'economia reale? In agenda io vorrei queste priorità. Attenzione a messaggi troppo astratti, che non generano fiducia ma semmai scollamento». 

Da mesi si critica il governo perché non fa niente sulla crescita, ora lei lo critica perché prova a fare qualcosa? 

«Io non lo critico, ma dico che non bisogna passare dal niente al troppo. Sento parlare di una defiscalizzazione dell'Iva sulle infrastrutture, praticamente senza copertura. Bene, ma perché da mesi si dice no alla sterilizzazione dell'Iva sulle accise per la benzina? Ci sono cose che il governo può fare subito. Rafforzi gli sgravi fiscali sulle ristrutturazioni immobiliari in funzione antisismica e ambientale. Adotti misure di sburocratizzazione, eliminando passaggi burocratici o esternalizzandoli. Finanzi l'innovazione coi crediti d'imposta sulla ricerca e la defiscalizzazione degli investimenti. Introduca una vera Dual Income Tax». 

Il nodo vero è la pressione fiscale. Lei pensa che Monti dovrebbe cominciare a rimodulare le aliquote Irpef?

«Senta, io non riesco a raccontare favole. È un obiettivo per il futuro, ma per ora non possiamo permettercelo. Dobbiamo scongiurare gli aumenti dell'Iva, questo sì. Ed è possibile farlo, aumentando il recupero dell'evasione fiscale, concludendo l'accordo con la Svizzera sulla tassazione dei capitali, lavorando realisticamente sugli incentivi alle imprese, e poi definendo meglio con gli enti locali la griglia della spending review». 

Elsa Fornero ha detto che porterà il taglio del cuneo fiscale in Consiglio dei ministri. Lei è d'accordo? 

«Certo, in prospettiva il cuneo fiscale va ridotto. Ma anche qui, non ci sono soluzioni miracolistiche. E poi serve uno schema pattizio: Prodi tagliò il cuneo fiscale di 5 punti, ma purtroppo questo non servì a rilanciare gli investimenti». 

E la patrimoniale? La deve fare Monti, o la farete voi quando tornerete al governo? 

«Noi proponemmo un'imposta sui grandi patrimoni immobiliari per alleggerire l'Imu. Non si fece allora, per me va fatta adesso. Quanto alla finanza, la ricchezza scappa e la povertà resta. Va rafforzata la tracciabilità dei capitali, anche su scala europea. Questo Monti può farlo, entro la fine della legislatura». 

Lei parla di fine della legislatura. Ma tornano inballo le elezioni anticipate a novembre. 

«Le elezioni anticipate sono un'elucubrazione dannosa. Io non le auspico e non le vedo all'orizzonte, anche se è nostro dovere tenerci pronti a qualunque evenienza. Poi, lo dico una volta per tutte, non c'è alcun nesso tra voto anticipato e legge elettorale...». 

Ma l'intesa col Pdl sulle modifiche al Porcellum c'è o no? 

«Oggi un accordo non c'è ancora, ma da parte nostra c'è la disponibilità a chiudere in fretta. Naturalmente, non rinunciamo ai nostri due paletti. Primo: la sera in cui si chiudono le urne il mondo deve sapere chi governa, altrimenti ci travolge uno tsunami. Secondo: i cittadini devono scegliere chi mandare in Parlamento. In concreto, questo significa due cose. Ci vuole un premio di maggioranza ragionevole, e il 15% lo è, perché sarebbe curioso che il Pdl che nel 2005 ha introdotto una premialità sconosciuta in Occidente oggi dicesse no a una premialità decorosa. E poi ci vuole una quota significativa di collegi uninominali, per ricreare un legame tra elettori ed eletti». 

Mi dica la verità, c'è imbarazzo nel Pd sul conflitto sollevato dal presidente Napolitano contro i pm di Palermo per le intercettazioni sulla trattativa Stato-mafia? 

«Nessun imbarazzo. Napolitano ha fatto quel che doveva. Dopodichè, in un sistema costituzionale e democratico lo schema non è chi è d'accordo e chi no con il Capo dello Stato, ma chi lo rispetta e chi no. E allora, se il Presidente ha chiesto alla Consulta di chiarire un punto cruciale che riguarda le sue prerogative, può anche essere criticato ma deve essere rispettato. E questo non sta avvenendo sempre. C'è una campagna contro Napolitano: esiste un filone populista, in certe aree della politica e del giornalismo, che forse ha anche un disegno in testa. Ma non passerà». 

Ma lei e il Pd siete d'accordo con Monti e la Severino, che annunciano una nuova legge sulle intercettazioni? 

«Per me in una democrazia liberale il diritto alla riservatezza di chi è al di fuori da un'indagine penale non è un optional. Ma attenzione: questo diritto si garantisce con un filtro rigoroso affidato alla magistratura, senza limiti alle indagini e bavagli all'informazione. Dunque, se il governo vuole presentare un ddl con queste caratteristiche, noi siamo pronti a discuterne. Ma la condizione è che ci sia un pacchetto complessivo di riforma della giustizia, con al primo posto le nuove norme contro la corruzione. E dopo, semmai, anche le intercettazioni». 

Le primarie tornano a infuocare la vostra metà campo. Le farete, come e quando? 

«Il percorso è chiaro. In autunno vareremo una carta di intenti, con regole d'ingaggio, criteri di partecipazione, impegni e responsabilità comuni. E tra novembre e dicembre faremo le primarie di coalizione, con la massima apertura alle forze politiche e alla società civile». 

Del rottamatore Matteo Renzi che mi dice? 

«In questi mesi non ho mai alimentato polemiche, e continuerò a farlo. Siamo dentro la più grave crisi del dopoguerra. Ne usciamo solo se c'è condivisione tra noi». 

Sulle alleanze il quadro è problematico, tra Vendola e Casini. Riuscirete a vincere e a governare, mettendo insieme i centristi e i comunisti? 

«Noi organizziamo un centro sinistra aperto a un incontro con forze politiche e sociali moderate. Entro ottobre saranno pronti 10-15 punti di programma, non 281 pagine. Sarà poi il candidato premier a fare il resto...». 

Lei, presumibilmente... 

«Se mi voteranno, sarò io. Sulla base di quel programma, il centrosinistra proporrà un'alleanza di legislatura alle forze liberali e moderate del Paese. Dentro questo perimetro non ci sono solo Vendola e Casini, ma ad esempio anche i socialisti». 

Con Di Pietro è finita per sempre? 

«Mi pare evidente che lui vuole star fuori. Il centrosinistra deve fare spesso i conti con le forze agite da questo istinto minoritario di auto-esclusione dalle responsabilità. Io, da riformista, lavoro perché questa maledizione finisca. Il Pd è pronto per governare, e sono convinto che governerà»

Si accelera sulla riforma dei partiti, ma la Lega frena


Depositato il testo alla Camera della nuova normativa sui controlli e trasparenza, a firma dei tre leader di maggioranza che sostengono il governo: Bersani, Alfano e Casini, ma la Lega contraria, frena il provvedimento. Il testo seguirà adesso l'iter tradizionale in sede referente e poi in Assemblea


Bersani davanti ai microfoni
Dopo l'accelerazione sull'iter della proposta di legge sulla riforma dei Partiti, depositata oggi alla Camera e firmata dai leader di maggioranzaPier Luigi BersaniAngelino Alfano e Pier Ferdinando Casiniper inasprire controlli e sanzioni sui bilanci e sul finanziamento pubblico ai partiti, la Lega ha frenato i lavori.

Contraria al provvedimento, la Lega Nord si è opposta all'esame rapido, prima ha votato no in Aula e dopo, ha raccolto e consegnato alla Presidenza della Camera 76 firme, necessarie per opporsi all'assegnazione del testo in sede legislativa alla Commissione Affari costituzionali. Ha ribaltato quindi il via libera alla legislativa, dato nel tardo pomeriggio dall'Aula. 
Il testo seguirà adesso l'iter tradizionale in sede referente e poi in Assemblea
A firmare insieme ai 59 parlamentari della Lega Nord alcuni esponenti del Pdl, di PT e del Misto. Il quorum minimo necessario era di 63 firme, un decimo del numero complessivo dei deputati.

Con la solidarietà parte la riscossa dell'Italia. Sostenere il lavoro, le imprese e le famiglie


Lettera di Pier Luigi Bersani agli elettori per le Amministrative 2012

Elezioni
Gentile elettrice, gentile elettore,
in vista delle prossime elezioni amministrative Le sarà certamente possibile conoscere e valutare le buone ragioni che il Partito Democratico Le sta proponendo, nella Sua città, per sostenere le nostre liste e la candidata o il candidato Sindaco del Centrosinistra.

Voglio cogliere l’occasione, tuttavia, per dire qualcosa sulla situazione dell’Italia, così come noi la vediamo.

Per otto anni degli ultimi dieci la destra al governo ha fatto precipitare il Paese in tutte le possibili classifiche, raccontandoci favole, occupandosi di tutto fuorché dei problemi reali degli italiani e portandoci alla fine sull’orlo del baratro.

A un solo passo dal precipizio, si è insediato il Governo Monti. A questa novità noi abbiamo dato il nostro sostegno, mettendo l’Italia prima di tutto e davanti ai nostri stessi interessi di partito. 

Abbiamo così evitato di cadere nelle drammatiche condizioni della Grecia; tuttavia i problemi di una disastrosa eredità rimangono. I tagli, l’incremento della tassazione, le difficili riforme pesano e peseranno molto sul Paese, rischiando di aggravare una recessione che è già pesante, con effetti gravi sui posti di lavoro e sulle prospettive della nostra impresa.

Noi conosciamo la situazione. Abbiamo detto la verità quando si raccontavano le favole. Sappiamo bene che oggi i margini sono stretti. Crediamo tuttavia che si possa fare qualcosa di più per dare lavoro, per garantire liquidità alle piccole imprese, per tenere a bada prezzi e tariffe che si muovono senza controllo e per consentire ai Comuni di fare investimenti e difendere gli essenziali servizi per i cittadini. Ciò significa recuperare risorse, lo sappiamo.

Lo si può fare risparmiando sulle spese della pubblica amministrazione; lo si può fare prendendo più soldi dall’evasione, dalle rendite e dai grandi patrimoni. Noi non pensiamo che le cosa possano migliorare indebolendo i diritti dei cittadini. Siamo contro la precarietà e stiamo combattendo per ridurla.

Siamo contro la totale incertezza del posto di lavoro e quindi combattiamo perché l’art.18 sia aggiornato in modo ragionevole, secondo le migliori esperienze europee, e non vanificato!

Conosciamo la disillusione dei cittadini verso la politica. Crediamo che il rimedio alla cattiva politica non sia l’antipolitica, ma la buona politica! Con le nostre proposte già avanzate da tempo, noi siamo impegnati a rendere più efficienti le Istituzioni, a ridurre il numero dei parlamentari, ad approvare una legge elettorale che consenta finalmente ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti e non di trovarseli nominati, così come impone la sciagurata legge voluta dalla destra.

Abbiamo anche presentato una legge sui Partiti per imporre trasparenza, democrazia interna, codici etici. In ogni caso, per parte nostra, stiamo già facendo certificare i nostri bilanci da Agenzie esterne indipendenti e facciamo sottoscrivere, pena l’incandidabilità, stringenti codici etici da parte di chi compone le nostre liste. Vogliamo anche che sia più forte la rappresentanza femminile nella gestione della cosa pubblica.

Noi crediamo che l’Italia possa risollevarsi, e che la Sua città possa progredire. Pensiamo che la ricostruzione del Paese debba partire dai Comuni, che sono vicini ai bisogni dei cittadini e che oggi sono messi di fronte a troppe difficoltà, che vogliamo rimuovere. Crediamo che la riscossa del Paese possa avvenire solo nella solidarietà e non nell’egoismo. Siamo convinti che nessuno può salvarsi da solo, che il merito vada premiato e che il lavoro dipendente, autonomo, professionale o imprenditoriale vada premiato contro la rendita, il privilegio, il parassitismo. Siamo convinti che le regole vadano sempre migliorate, ma sempre e comunque rispettate, e che la furbizia non possa vincere sulla serietà e sull’onestà. 

Con queste convinzioni, con questi valori, con questi propositi noi chiediamo, in un passaggio difficile per l‘Italia, la Sua comprensione, la Sua fiducia, il Suo aiuto.

Con viva cordialità 
Pier Luigi Bersani

Bersani conquista il centro del ring


Una linea salda e un buon metodo hanno reso più forte il segretario

immagine documentoUn po’ di nervosismo nei momenti più delicati c’è stato. Ma la concertazione e il ruolo preminente dei partiti per il segretario del Pd sono due tasti molto delicati. Episodi che, comunque, non hanno distolto Pier Luigi Bersani dalla linea chiara, ferma e unitaria tra i dem che si è rivelata vincente. «Quell’articolo non sarà scritto con la mia penna – ha spiegato ieri sera Bersani – ma c’è un passo avanti importantissimo». Soprattutto per quanto riguarda il fatto che l’onere della prova in caso di un licenziamento per motivi economici ritenuto illegittimo non sarà a carico del lavoratore, ma dell’impresa. «Ora cominciamo a far lavorare il parlamento, noi siamo pronti a dare una mano seria per migliorare queste norme in maniera rapida. Ma – avverte Bersani – io non metterei davanti la questione di fiducia».
Il segretario del Pd ha lasciato la palla ai sindacati, limitandosi a un ruolo di mediazione tra questi e il governo, finché i contatti tra loro sono andati avanti.
All’indomani della chiusura infruttuosa della trattativa, Bersani ha preso in mano la situazione, nel momento che sembrava più difficile. Il 21 marzo, in prima serata davanti alle telecamere di Porta a porta, il leader dem ha piantato quei paletti che accompagneranno la posizione sua e del Pd fino al megavertice notturno di martedì a palazzo Chigi. L’esecutivo presenterà la riforma sotto forma di un decreto? «Credo che non possa esistere in natura». E il decreto non c’è stato, avendo preferito il governo la strada del disegno di legge “salvo intese”. Il premier considera il testo blindato? «Non penso che Monti possa dire al Pd prendere o lasciare. Non mi aspetto che lo faccia, è chiaro che noi votiamo quando convinti, bisogna ragionare con noi». Il presidente del consiglio, effettivamente, non ha mai dimostrato di voler presentare un pacchetto chiuso alla sua maggioranza, mantenendo un atteggiamento ben diverso da quella semplice «consultazione» concessa alle forze sociali.
Nei giorni successivi, Bersani mette a tacere anche le voci riguardo al rischio di una crisi di governo («Cerchiamo di stare belli calmi») e alle spaccature interne al Pd: «Lasciate perdere le spaccature del Pd – è l’invito del segretario ai giornalisti – che poi siete smentiti tutte le volte». Appunto: in direzione la parola d’ordine, col copyright dalemiano, è stata “libro Cuore”.
Non che tra i dem non si fossero registrate effettivamente posizioni divergenti, tra i nyetsoprattutto di Giovani turchi, Damiano e D’Antoni, da una parte, ed Enrico Letta che, dall’altra, garantiva un «ovvio sì» dei dem alla riforma in parlamento.
Come si è arrivati dunque al clima unitario (almeno stavolta, sinceramente unitario) registrato in direzione? Lo spiega Giorgio Tonini: «Un partito maturo accetta la discussione, riconoscendo la cittadinanza anche alle idee della minoranza, che possono essere anche buone idee. In passato non è stato sempre così, ma stavolta questo si è verificato. Poi Bersani è stato bravo ad aver tenuto la linea decisa da tutto il partito».
L’augurio dell’esponente di MoDem è che «questo metodo, più tolleranti nella discussione per essere più unitari nella decisione, possa ripetersi anche nel futuro, aiutando il Pd a fare un importante salto di qualità». 
Commento pubblicato su Europa del 05/04/2012

Intervento di Pier Luigi Bersani alla Direzione nazionale del PD


Intervento di Pier Luigi Bersani alla Direzione nazionale del PD

Relazione completa - 26 marzo 2012


Vorrei iniziare questa relazione con una premessa che, ai miei occhi, è importante. Al di là delle vicende di questi giorni, come quella del mercato del lavoro su cui tornerò, vorrei che scavassimo più a fondo e condividessimo un punto: il giudizio sulla situazione che abbiamo di fronte e sul suo punto cruciale. 

Io credo che il punto sia questo: reggere la connessione tra il governo che abbiamo voluto e che sosteniamo lealmente, un governo la cui esigenza viene largamente riconosciuta nell’opinione pubblica, sia in ragione dell’emergenza sia come esigenza di cambio di passo dalla fase precedente, ed il malumore, l’ansia e la radicalizzazione di tantissimi cittadini davanti ad una crisi economica, sociale e di finanza pubblica ancora acutissima, lunga. Siamo di fronte a una recessione che, purtroppo, non ha ancora dispiegato tutti i suoi effetti e che viene e verrà aggravata da necessarie misure di risanamento che continueranno nei prossimi mesi. Una recessione, che è la più forte al paragone con gli atri importanti paesi europei. 

Bersani a Porta a Porta su riforma del lavoro 2

Bersani a Porta a porta sulla riforma del lavoro

Bersani: Noi siamo con gli italiani


Il segretario PD chiude i lavori della Seconda Assemblea Nazionale degli Amministratori del PD a Genova

Pier Luigi Bersani
"Queste giornate della Assemblea degli amministratori sono il punto di partenza della battaglia elettorale che rappresenta il primo e più importante appuntamento prima delle prossime elezioni politiche”. Così il segretario Pier Luigi Bersani ha aperto la sua relazione conclusiva dei lavori della Seconda Assemblea Nazionale degli amministratori del PD a Genova.

“Penso che esista un tratto comune sia per le città che andranno al voto sia per quelle che non ci andranno. Oltre a fare il sindaco, bisogna essere sindaco. C'è un momento di straniamento, di sbandamento e grave disagio soprattutto tra gli strati popolari profondamente colpiti dalla crisi. Gli amministratori devono fare i conti con questa situazione, perchè i nodi sono arrivati al pettine dopo un ciclo economico e politico segnato dalle destre in Italia e in Europa”.

“Nell‘ultimo decennio le destre in Europa hanno vinto puntando sulla paura, sul ripiegamento e l’individualismo. Hanno puntato sull’idea che ci si possa salvare da soli ignorando che alla fine i guai saranno per tutti. Questo è stato il modello delle destre, il modello del populismo. Ci hanno detto che l’Europa era nelle condizioni migliori. Ora è l’Europa il problema! Con il modello populista ci siamo trovati ad affrontare la crisi greca: il cattivo deve pagare perché il buono deve salvarsi. 

In Italia lo stesso modello ha governato 8 degli ultimi 10 anni. Noi abbiamo esperimentato la proposta populista nella sua purezza e l’abbiamo pagata a caro prezzo andando in recessione il doppio degli altri. Ci hanno raccontato che i conti erano a posto. Ma resta ancora una domanda da rispondere: di tutto questo sono responsabili solo Berlusconi e la Lega? C’è un pezzo di società che ha fatto finta di credere a questo modello perché pensava di salvarsi da solo!”

Davanti alla scelta se andare avanti con Berlusconi fino ad arrivare al livello greco o sostenere il governo Monti, abbiamo fatto un gesto di responsabilità e di generosità: noi non vogliamo vincere sul disastro del Paese, questa è stata la nostra risposta. Ora è in atto un tentativo di sbiadire la memoria e per questo che solo noi del PD possiamo rivendicare il diritto di poter criticare l’azione del governo. Pdl e Lega devono stare zitti. Non azzardatevi a parlare.



I cittadini vengono da noi per raccontarci i loro problemi e io sono contento di questo e delle responsabilità che ne derivano. La fase che viviamo è il vero battesimo del PD, il partito che nelle difficoltà sa tenere la barra e dare soluzioni ai problemi del paese. Noi teniamo botta e diciamo le nostre idee ricordando che queste vanno sempre inquadrate nella dimensione europea.



Lavoro: "Noi siamo un partito di governo, non si può pensare che facciamo le cose in nome di un sindacato o di un altro. Siamo un partito con una propria idea e una propria linea”. Sull’articolo 18 “leggo sui giornali di un Bersani isolato, desolato... io sono tranquillissimo, il Pd sta con gli italiani”. Quella della riforma del mercato del lavoro è una materia complessa, bisogna conoscerla bene.
“Capisco che qualcuno è arrivato a trattarla senza averla praticata molto. Noi siamo contenti che si tolgano i licenziamenti in bianco. Siamo contenti e non per niente questa è la norma Damiano (successivamente cancellata dal governo Berlusconi). Lo dico io, perché il governo non lo dirà. E allora mi tocca dirlo così: ritorna la norma Damiano".



"Noi pensiamo al futuro non al passato", ha insistito Bersani, "e quando pensiamo al futuro pensiamo a chi vogliamo assomigliare. Tutto il mondo dice che la Germania va benissimo, poi quando è ora di dire 'cerchiamo di assomigliare ai tedeschi', mi dicono 'assomigliamo agli americani'”. Ma su questo il leader del Pd non transige. "No, io sto qui in Europa, non intendo spostarmi dall'Europa".

Enti locali La cultura del centralismo è più dura del marmo. Sento anche io la necessità di una maggiore cultura dell’autonomia. Quando si stava costruendo il governo Monti ho proposto che tra le personalità scelte ci dovessero essere persone che avessero avuto una esperienza nelle amministrazioni locali. 

Il centralismo ha una radice culturale molto profonda: l’unità d’Italia è stata anche l’opera di una centralizzazione violenta che ha oscurato tutte le visioni federali. Una centralizzazione che è rimasta sempre nell’aria. La cultura autonomista popolare da Sturzo ad Andrea Costa non ha saputo tradurre le sue esperienze in una cultura nazionale autonomista. Nel 1996 c’è stato un buon tentativo di dare forza all’autonomia degli enti locali con il governo Prodi frutto di culture progressiste e cattoliche che tendevano l’orecchio alle necessità del territorio.

“Le autonomie vengono considerate come un dio minore, questo è ancora il problema”.
In nome dell’Italia sosteniamo il governo e chiediamo che ci sia una democrazia moderna dove la politica sappia riconoscere i propri limiti. Sono necessarie una legge sui partiti, una nuova legge elettorale, e far uscire i partiti fuori dalla Rai. Noi stiamo lavorando in questa direzione.

“Dobbiamo essere combattivi e ottimisti perché abbiamo i nostri punti fermi. Ho sentito qui qualcuno che diceva chi me lo fa fare a fare il sindaco? E perché il segretario del Pd? Sono due le cose di cui uno non si pentirà mai nella vita: fare un figlio e fare l'amministratore”.

“Che cosa è il potere? - chiede Bersani - E' avere qualche probabilità di realizzare le cose. Avere un’idea e avere la possibilità che questa possa diventare un fatto. Fare sempre qualcosa per qualcuno e lasciare qualcosa di tuo alla proprietà indivisa del Paese”