TUTTI IN MANIFESTAZIONE, TUTTI IN MANIFESTAZIONE... TUTTI IN MANIFESTAZIONE
11 DICEMBRE
ROMA, ORE 14.30, PIAZZA DELLA REPUBBLICA-16.00, PIAZZA SAN GIOVANNI, COMIZIO DI BERSANI.
note organizzative:
-partenza treno speciale da Bergamo venerdì ore 1,20--> 9,30 arrivo
-ritorno il sabato notte
- prenotati mandando un'email a andreatira88@yahoo.it
10 euro la tariffa
TUTTI IN MANIFESTAZIONE A DARE LA SPINTARELLA A QUESTO GOVERNO!
Lettera alla stampa dopo le dichiarazioni di Pirovano sulla variante.
Carissimo direttore,
apprendo con piacere dalla stampa che il presidente Pirovano è pronto a sacrificare la sua carica pur di portare a compimento la variante di Zogno. Davvero encomiabile e credo che ogni parte politica dovrebbe sostenere il presidente Pirovano in questo strenuo tentativo di portare a casa la variante. Quindi, di conseguenza, a sostenerlo moralmente qualora dovesse dimettersi perché non è riuscito nell’impresa, visto che un mutuo di 44 milioni mi sembra davvero una sciocchezza solo pensarlo.
Tuttavia voglio precisare due nodi tutti politici perché sono stanco di come la stampa e la Lega stia gestendo la partita della variante di Zogno.
A inizio estate è nata la polemica circa i finanziamenti sulla variante in risposta al consigliere regionale Raimondi che paventava il taglio delle risorse. Feci personalmente un comunicato e inseguito si mossero gli istituzionali PD, sia in regione che in provincia. Pirovano rispose subito dicendo che la provincia andava avanti con il contratto e che il Pd aveva preso una botta di sole e doveva andare a riposarsi. In seguito fece arrivare una lettera a tutti i sindaci con il quadro del finanziamento alla variante, assicurando urbi et orbi che i soldi c’erano, di stare calmi. E nella specifica della provincia in particolare si diceva che i fondi a rischio erano di appena 10 milioni e, siccome si prospettava un ribasso d’asta di 14 milioni, tutto era apposto. State tranquilli, ci pensa il presidente.
Il Pd è andato avanti, ha fatto un’interrogazione scritta in provincia e in regione, ha proposto un emendamento all’assestamento di bilancio regionale, bocciato poi dalla maggioranza, ha tenuto alto il livello di attenzione a mezzo stampa quando ad agosto Pirovano sbotta che la variante si fa.
Si è visto quanto le nostre polemiche erano pretestuose. Ora anziché 10 milioni mancano 43 milioni. La delibera dell’estate 2009, richiamata anche da Capetti nell’ultimo consiglio provinciale, indica le fonti di finanziamento dell’opera ma non impegna i soldi concretamente, come invece Pirovano e Formigoni ci hanno più volte venduto. Cattaneo, assessore regionale alle infrastrutture, interpellato dai nostri consiglieri regionali ha sempre dichiarato che i soldi per la variante non c’erano e non ci sono.
Pertanto, pur sostenendolo nello sforzo, ora aspetto al varco Pirovano vista la sua assunzione di responsabilità e spero che si dimetterà se non riuscirà a portare a casa la variante. Perché ritengo inaccettabile che venga a fare la vittima sacrificale quando se non fosse stato per il Pd, Lega e Pdl avrebbero tenuto nascosto il problema del finanziamento della variante per tutto questo tempo. Inoltre perché Pirovano, in quanto parlamentare, ha votato la stessa finanziaria che ha tagliato i fondi indistintamente, ai virtuosi e ai meno virtuosi, e quindi anche alla variante di Zogno. Quindi sarà due volte responsabile se la variante non si farà.
Noi del Pd appoggeremo tutte le iniziative a favore della variante ma faremo pesare le sue responsabilità. Lo aspetteremo al varco.
Good luck, president!
Andrea Tiraboschi
Segretario circolo Pd Valserina.
Il tramonto dei soli di Adro
Nonostante il divieto, il sindaco Lancini vuole ripristinare i simboli della Lega, rimossi dalla scuola di Adro. Pd: “C'e' ancora qualcuno in grado di ripristinare la legalità?” Franco: "Ora basta con arroganza leghista. Il sindaco rispetti la legge"
Il sole delle Alpi è destinato a tramontare. Di sicuro i 700 soli che erano stati apposti nella scuola di Adro per decisione del sindaco legista. Dopo la decisione del preside dell'istituto, i soli delle Alpi si avviano al tramonto nonostante la volontà del sindaco Lancini di non volersi arrendere. “Sono pronto ad agire con carte bollate e se occorre anche con il cacciavite. Io obbedisco solo al ministro”, - ndr Maroni che, tra l'altro, non è il ministro competente.
Ricordiamo che la decisione di rimuovere i simboli del sole delle Alpi è stata molto discussa, avallata ad auspicata dal Presidente della Repubblica che si è speso in nome di una scuola plurale e democratica. Anche il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini è intervenuta esprimendosi a favore della rimozione dei simboli padani nella scuola del bresciano, in risposta ad una interrogazione urgente presentata dai senatori del Partito Democratico.
Il sindaco di Adro, per tutta risposta ha dichiarato di considerare ‘opinioni, che restano tali’, quelle del Presidente e del ministro, in quanto solo il ministro degli Interni, o in sue veci, il prefetto di Brescia, può dare ordini ad un sindaco, e su questo, dal punto di vista formale, poco gli si può obiettare.
Il Partito democratico ha presentato una nuova interrogazione urgente ai ministri Maroni e Gelmini, per chiarire le loro posizioni al riguardo. "L'arrogante protervia del Sindaco che si oppone alle decisioni del Dirigente e del Consiglio d'istituto della scuola di Adro si spiega solo con il colpevole silenzio del Ministro Maroni”, queste le considerazioni a caldo della senatrice del Pd Marilena Adamo, una delle promotrici delle interrogazioni. “Perché il ministro dell'interno dovrebbe sentire come suo preciso dovere la tutela dei valori e dei simboli della Repubblica- ha spiegato la senatrice. Ma se questo non gli interessa, spieghi almeno a quel federalista d'accatto del Sindaco Lancini che i federalisti dovrebbero difendere le autonomie e che l'autonomia scolastica non tollera ingerenze della politica, compresa quella della Lega".
Il governo ascolti la voce pacifica dei lavoratori, unisca e non divida
I commenti di Bersani, Bindi, Fassina alla manifestazione FIOM
"Si' ai diritti, no ai ricatti. Il lavoro e' un bene comune", e le cinque parole d'ordine della manifestazione: diritti, democrazia, legalita', lavoro, contratto, campeggiavano sul palco della manifestazione FIOM a Roma, con decine di migliaia di partecipanti e nessun incidente nonostante gli allarmi del ministro dell'interno, Roberto Maroni.“Quella che si è fatta sentire pacificamente oggi a San Giovanni è una voce che va ascoltata. E tutte le persone responsabili che hanno a cuore l’Italia devono augurarsi che possano emergere posizioni comuni dal mondo del lavoro” afferma Pier Luigi Bersani al termine della manifestazione indetta oggi dalla FIOM.
“L’Italia – dice il segretario nazionale del PD - vive difficoltà gravi e chi è al governo in questo momento non deve accendere irresponsabilmente i fuochi della divisione, ma lavorare per aiutare a comporre le diverse posizioni. L’
unità del mondo del lavoro è una energia indispensabile per costruire un’alternativa di Governo che davvero metta al centro delle politiche economiche l’occupazione che è l’assoluta priorità per il Paese”.
"Ma Sacconi e Brunetta attaccano la piazza, descritta come ricettacolo di odio e violenza. "Oggi, centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, in una straordinaria manifestazione pacifica e democratica, hanno rivendicato dignità del lavoro e chiesto politiche per la crescita, l'occupazione, l'equità: lavoro e diritti, insieme, sono il binomio della modernità” gli risponde Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Partito
Democratico, presente al corteo come Sergio Cofferati, Ignazio Marino, Cesare Damiano, Achille Passoni, Vincenzo Vita.
“Il Ministro Sacconi – continua Fassina – forse deluso dall'assenza di incidenti, invece di ascoltare le domande che si sono alzate da Piazza San Giovanni ed aprirsi al confronto, continua a fare il talebano e a dimostrare
tutta la sua carica ideologica contro i diritti dei lavoratori. E' sempre più evidente che la destra non è in grado di rispondere alle domande del Paese reale, di chi vive davvero i problemi dell’occupazione. E’ necessaria una
svolta, un'alternativa per il lavoro, per restituire futuro all'Italia”.
“Siamo il partito che vuole mettere al centro della crescita e dello sviluppo del Paese il valore del lavoro. Il Pd è il partito dell’art. 1 della Costituzione e l’ultima cosa che questo Pd può permettersi è di dividersi sulla dignità del lavoro” dichiara in una nota Rosy Bindi, presidente dell’Assemblea nazionale del Pd.
“Può darsi – osserva – che la piazza di oggi non rappresenti tutte le risposte necessarie e utili per fronteggiare la crisi e le profonde trasformazioni che la globalizzazione ha prodotto anche in Italia. Ma pensare di poter costruire l’alternativa a Berlusconi senza questa piazza è semplicemente illusoria”.
“Sottoscrivo pienamente le parole pronunciate oggi da Guglielmo Epifani: il lavoro è un diritto ma non ci può essere lavoro senza diritti. E’ in quest’ottica che ho partecipato oggi alla manifestazione indetta dalla FIOM -spiega a sera il senatore Marino - perché sono convinto sia doveroso lavorare in Parlamento ma essere presente
anche nella piazza, assieme ai lavoratori, per sostenere i diritti conquistati fino ad oggi e per sottolineare l’urgenza di ricercare nuovi diritti per i milioni di lavoratori che oggi non li hanno. Non c’è lavoro senza diritti e non è possibile prospettare ai più giovani
una vita lavorativa incrinata dall’ansia della precarietà e dall’incertezza per il futuro. Il Governo non ha fatto nulla per il lavoro e continua a non occuparsene, né in termini di incentivi all’occupazione né di servizi che
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