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Le foto delle nostre iniziative, per un'Italia Giusta

ZOGNO-MERCATO

BRACCA


ALGUA


COSTA SERINA





Incontro Costa Serina con Jacopo scandella

Jacopo Scandella, giovane di 25 anni, competente e bravo, che si è messo in campo per le elezioni regionali. La sua candidatura è una candidatura nata dal "basso", da un metodo di selezione non scontato che ha messo al centro il territorio montano e la sua rappresentanza. In questi tempi non è una cosa scontata e se a questo si aggiunge capacità e volontà, è una candidatura che merita supporto!


Bersani conquista il centro del ring


Una linea salda e un buon metodo hanno reso più forte il segretario

immagine documentoUn po’ di nervosismo nei momenti più delicati c’è stato. Ma la concertazione e il ruolo preminente dei partiti per il segretario del Pd sono due tasti molto delicati. Episodi che, comunque, non hanno distolto Pier Luigi Bersani dalla linea chiara, ferma e unitaria tra i dem che si è rivelata vincente. «Quell’articolo non sarà scritto con la mia penna – ha spiegato ieri sera Bersani – ma c’è un passo avanti importantissimo». Soprattutto per quanto riguarda il fatto che l’onere della prova in caso di un licenziamento per motivi economici ritenuto illegittimo non sarà a carico del lavoratore, ma dell’impresa. «Ora cominciamo a far lavorare il parlamento, noi siamo pronti a dare una mano seria per migliorare queste norme in maniera rapida. Ma – avverte Bersani – io non metterei davanti la questione di fiducia».
Il segretario del Pd ha lasciato la palla ai sindacati, limitandosi a un ruolo di mediazione tra questi e il governo, finché i contatti tra loro sono andati avanti.
All’indomani della chiusura infruttuosa della trattativa, Bersani ha preso in mano la situazione, nel momento che sembrava più difficile. Il 21 marzo, in prima serata davanti alle telecamere di Porta a porta, il leader dem ha piantato quei paletti che accompagneranno la posizione sua e del Pd fino al megavertice notturno di martedì a palazzo Chigi. L’esecutivo presenterà la riforma sotto forma di un decreto? «Credo che non possa esistere in natura». E il decreto non c’è stato, avendo preferito il governo la strada del disegno di legge “salvo intese”. Il premier considera il testo blindato? «Non penso che Monti possa dire al Pd prendere o lasciare. Non mi aspetto che lo faccia, è chiaro che noi votiamo quando convinti, bisogna ragionare con noi». Il presidente del consiglio, effettivamente, non ha mai dimostrato di voler presentare un pacchetto chiuso alla sua maggioranza, mantenendo un atteggiamento ben diverso da quella semplice «consultazione» concessa alle forze sociali.
Nei giorni successivi, Bersani mette a tacere anche le voci riguardo al rischio di una crisi di governo («Cerchiamo di stare belli calmi») e alle spaccature interne al Pd: «Lasciate perdere le spaccature del Pd – è l’invito del segretario ai giornalisti – che poi siete smentiti tutte le volte». Appunto: in direzione la parola d’ordine, col copyright dalemiano, è stata “libro Cuore”.
Non che tra i dem non si fossero registrate effettivamente posizioni divergenti, tra i nyetsoprattutto di Giovani turchi, Damiano e D’Antoni, da una parte, ed Enrico Letta che, dall’altra, garantiva un «ovvio sì» dei dem alla riforma in parlamento.
Come si è arrivati dunque al clima unitario (almeno stavolta, sinceramente unitario) registrato in direzione? Lo spiega Giorgio Tonini: «Un partito maturo accetta la discussione, riconoscendo la cittadinanza anche alle idee della minoranza, che possono essere anche buone idee. In passato non è stato sempre così, ma stavolta questo si è verificato. Poi Bersani è stato bravo ad aver tenuto la linea decisa da tutto il partito».
L’augurio dell’esponente di MoDem è che «questo metodo, più tolleranti nella discussione per essere più unitari nella decisione, possa ripetersi anche nel futuro, aiutando il Pd a fare un importante salto di qualità». 
Commento pubblicato su Europa del 05/04/2012

Serracchiani e Bianchi a San Giovanni Bianco_2_intervento di Tiraboschi


On. Debora Serracchiani e Stella Bianchi a San Giovanni Bianco per parlare del rilancio della valle Brembana attraverso l'economia verde, la riforma degli enti locali e l'occupazione. PArtecipano anche il segretario di zona  Andrea Tiraboschi e il consigliere comunale Patrizio Daina di San Giovanni Bianco.


Serracchiani e Bianchi a San Giovanni Bianco_1_introduzione


On. Debora Serracchiani e Stella Bianchi a San Giovanni Bianco per parlare del rilancio della valle Brembana attraverso l'economia verde, la riforma degli enti locali e l'occupazione. PArtecipano anche il segretario di zona  Andrea Tiraboschi e il consigliere comunale Patrizio Daina di San Giovanni Bianco.


Civati a San Pellegrino_5

I partiti non sono tutti uguali



immagineCaro Monti, basta con le espressioni generiche: «Non esistono i partiti, ogni partito ha una sua faccia e le sue responsabilità».
A Pierluigi Bersani non è piaciuta la battuta del premier sullo spread in aumento tra i partiti della maggioranza. Ilsegretario del Pd difende invece il diritto del governo a intervenire su tutto, «giustizia e Rai comprese». Poi sulla Tav presenta la sua proposta e striglia i sindaci del partito che si oppongono al progetto: «Non è più tempo di discutere del "se" ma del come farla».


Segretario, lo spread è sotto i 300 punti. Soddisfatto? 


«Naturalmente. Significa che l'Italia ha riacquistato credibilità».


Monti dice che ora dovrebbe diminuire anche lo spread tra i partiti. Concorda?


«Ecco, posso dire? Quella battuta non mi è proprio piaciuta».


Che cosa la irrita? 
«Non esistono "i partiti". Non siamo tutti uguali. Ogni forza politica ha una sua faccia. Noi abbiamo la nostra che non è quella di chi vuole stralciare le norme sulla corruzione o regalare le frequenze o far saltare i vertici a Palazzo Chigi».


Nell'emergenza del governo dei tecnici tutti i partiti sono grigi, no? 


«Qualcuno lo pensa ma non è così. Quando mi fermano al supermercato perché io vado al supermercato le persone si lamentano per la riforma della previdenza. Dicono "Segretario, noi andremo in pensione quattro anni dopo". Io, nel rispondere, ci metto la mia di faccia, e credo di dare così un contributo alla discesa dello spread».


Parliamo di cose concrete all'ordine del giorno: la Tav. Qual è la vostra proposta? 


«Tre premesse. Primo: c'è un inequivoco pronunciamento del governo che segue analoghe decisioni prese a livello locale, nazionale e nei trattati internazionali. Dunque la Tav si fa e su questo non si torna indietro. Secondo: la questione si sta trasformando in una battaglia ideologica e sotto quella bandiera trovano riparo posizioni inaccettabili e violente. Terzo: c'è una opposizione radicale in una parte della popolazione della valle».


Ci sono anche sindaci del Pd che vogliono tornare a discutere «se» l'opera s'ha da fare. Che cosa risponde loro? 


«Che il se non è più in discussione. Non c'è più spazio per posizioni ambigue che con la scusa del dialogo possano mettere in forse l'opera. Si può invece discutere il come».


Qual è la vostra proposta sul come?


«Le proposte non mancano. C'è un documento del sindaco di sant'Antonino, Antonio Ferrentino, che propone una via d'uscita. Anche qui ci sono tre tappe: garantire a livello locale e nazionale una politica di incentivi al trasferimento dei trasporti da gomma a ferro; studiare insieme gli aspetti dell'impatto ambientale delle opere; preoccuparsi che tutti gli impegni presi vengano rispettati. Non è che una volta fatto il buco ci si dimentica del resto».


Proponete compensazioni? 


«Smettiamola di parlare di compensazioni. C'è un piano a livello provinciale che prevede di riqualificare il territorio. Comune, Provincia e Regione Piemonte stanno convocando i sindaci della valle. Anche il governo apra su queste basi un immediato confronto».


Dovevate aderire allo sciopero di oggi della Fiom. Poi hanno aderito i comitati della Val di Susa e avete ritirato la partecipazione. Nel Pd è possibile essere No Marchionne ma non No Tav? 


«Il Pd non aderisce a scioperi. Non siamo insensibili. alla protesta della Fiom quando chiede la democrazia in fabbrica e denuncia discriminazioni inaccettabili contro i sindacati che non firmano gli accordi come a Pomigliano».


Che cosa vi divide da Landini? 


«Il giudizio tranchant sul governo Monti e la scelta No Tav. Che mi pare esuli un pò dalle piste sindacali».


Che cosa dovrebbe chiedere Monti a Marchionne? 


«Monti ha fatto molto bene a voler incontrare Marchionne. Gli italiani non sono più stupidi degli americani. Il manager ci dica unavolta per tutte dove investe per Fabbrica Italia e dia garanzie sugli stabilimenti, senza continuare a scaricare sugli altri la colpa dell'incertezza».


Cicchitto dice che Monti deve occuparsi solo di economia. Che cosa gli risponde? 


«Non ci sono governi specializzati che affrontano solo certi argomenti. La corruzione non è un tema economico? Lo dice l'Ocse, posso dirlo anche io? Vendere le frequenze tv invece di regalarle non è una scelta economica? Non accetto che si mettano limiti di questo genere all'azione di governo, come non accetto di non discutere la questione della Rai».


Anche la Rai è economia? 


«È un'azienda al 99 per cento pubblica che rischia di andarsi a schiantare. Vogliamo intervenire o vogliamo che faccia la fine dell'Alitalia? Noi vogliamo una radicale trasformazione del sistema di govemance. Proponiamo che i partiti siano fuori dalla Rai».


E se non vi ascoltano? 


«Noi non nomineremo i consiglieri nel cda».


Quanto durerà questo governo? 


«Per quel che ci riguarda questo governo durerà fino a12013. L'importante è non paralizzarlo mettendo veti come quelli di queste ore. Noi che lo sosteniamo dobbiamo lasciargli un certo grado di autonomia».


D'Alema dice che un governo Monti dopo le elezioni de1 2013 sarebbe una resa della politica. Lo pensa anche lei? 


«Penso che, finita l'emergenza, si debbatornare a una democrazia riformata, ma che funziona con due polmoni, secondo le regole dell'alternanza».


Dunque, no a un Monti bis? 


«Quello che conta è che si determini una maggioranza politica. Il tasso tecnico dei governi non è la questione principale. Prodi era un politico o un tecnico?».


A proposito di premier, nel 2013 lei si candiderà? 


«Lo statuto del Pd dice che il segretario è il candidato premier del partito. Ma io non mi appellerò certo a una norma. Per le procedure di decisione bisognerà vedere con quale legge elettorale si andrà al voto».


La stagione delle primarie è finita? Le ultime non sono state un bello spettacolo. 


«Negli ultimi due mesi si sono svolte 23 primarie in altrettanti capoluoghi e in 18 ha vinto il candidato del Pd. Non butterei via le primarie: ammetto che hanno bisogno di manutenzione».


Vicende come quella della Tav mettono in soffitta la foto di Vasto, l'alleanza Pd-IdvSel? 


«Tutti parlano di quella foto ma nessuno ricorda più il sonoro di quell'assemblea. Già allora noi dicemmo che la prospettiva è quella di un'alleanza di governo tra forze progressiste e moderate. E questo è anche oggi il nostro orizzonte».


Lo dica: è una fatica sostenere il governo tecnico? 


«E una fatica ma è necessario e noi stiamo facendo la nostra parte mettendoci la nostra faccia. Certo, il giorno che a governare fossimo noi, a quella signora del supermercato saprò forse dare risposte più convincenti». 

Tav. E' questione di democrazia. Il governo risponda alla crisi sociale


Bersani: "Bisogna dare subito segnali sulla questione sociale. La crisi picchia e ci sono troppi silenzi" -

Simone Collini - L'Unità

di Pier Luigi Bersani
Bene la « prima risposta» arrivata dal governo, «ora bisogna leggere la realtà un po’ più nel profondo». E poi, guardando al 2013, nessuna grande coalizione: «Democrazia significa confronto politico, con i cittadini che scelgono chi debba governare». E democrazia, dice Pier Luigi Bersani, significa anche «rispettare le decisioni prese attraverso meccanismi di rappresentanza e partecipazione». Parole non casuali. Il segretario del Pd parla mentre sono in corso manifestazioni dei No Tav in tutta Italia: «Si stanno accendendo fuochi pericolosi. Su questo tema il Parlamento deve discutere, va pronunciata una parola chiara».

Bersani


Altra spina per un governo che deve affrontare non poche emergenze: un primo bilancio, dopo 100 giorni?

«Una prima risposta è venuta, basta guardare alla credibilità internazionale di cui ora gode l’Italia, al linguaggio di verità a cui si ricorre, alle misure coerenti con la situazione da affrontare. Ora bisogna leggere la realtà un po’ più nel profondo».



Cosa intende dire?

«La crisi picchia duro, nel corpo sociale ci sono paure e tensioni molto forti. Con lo stesso piglio con cui il governo è intervenuto sulle regole, sulle pensioni, intervenga per dare stimoli all’economia. Sugli esodati, persone che non avranno né stipendio né ammortizzatori sociali né pensione, il governo deve dire una parola chiara. Ci sono problemi da affrontare che riguardano la crisi industriale, le piccole imprese, gli enti locali. Pur nell'equlibrio dei conti pubblici, servono iniziative per lo sviluppo, con un occhio sempre attento alla questione sociale».

Bersani da Fazio



Destinazione Italia



Incontri con il Paese che vuole ripartire

Bersani Destinazione Italia
“Sarà un viaggio in Italia per incontrare le persone e parlare dei problemi, delle opportunità e della voglia di riprendere il cammino per il bene del Paese”. Così il segretario del PD Pier Luigi Bersani ha introdotto la conferenza stampa di presentazione di “Destinazione Italia, incontri con il Paese che vuole ripartire”.

Un buon accordo sulla Riforma del Lavoro


Pier Luigi Bersani: “Io chiedo che si cerchi in ogni modo un'intesa, vorrei che tutti ci provassero. Se non c'è l'accordo il PD ha detto che sosterrà Monti fino a fine legislatura ma che su ogni problema sosterrà la sua posizione.

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“Ieri il ministro Fornero ha detto cose sensate ma è da molti giorni che sento dire che si possono fare le riforme senza l'accordo. Attenzione non sto parlando di Cgil, come si continua a dire, ma di un accordo tra governo e parti sociali in un momento di recessione. Difronte a una fase di difficoltà il liberi tutti può essere un problema per l'Italia non per il PD, il Governo o la Cgil”. (aggiornamento giovedì ore 17.00)

“Io chiedo che si cerchi in ogni modo un'intesa, poi può anche non riuscire ma vorrei che tutti ci provassero. Se non c'è l'accordo il PD ha detto che sosterrà Monti fino a fine legislatura ma che su ogni problema sosterrà la sua posizione. Il tavolo lavori in pace e il Governo cerchi ogni possibilità di intesa innovativa. Noi siamo pronti a metterci tutta la coralità per una buona riforma”. 


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Lavoro: Bersani, serve accordo con cambiamento e coesione sociale
(aggiornamento mercoledì ore 19.30)

"Dice bene il ministro Fornero: il Partito Democratico appoggerà una buona riforma. Naturalmente la valuteremo confrontandola con le nostre proposte. Quel che ci vuole è un buon accordo perché i mesi difficili che abbiamo davanti devono essere affrontati con il cambiamento, con l'innovazione e con la coesione sociale". Lo afferma in una nota il segretario nazionale del PDPier Luigi Bersani.

Leggi le dichiarazioni del ministro Fornero sulla riforma del mercato del lavoro.

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"Non è scontato il sì del PD alla Riforma del Lavoro da parte del governo". Lo ha detto il Segretario Pier Luigi Bersani al Tg3, intervistato da Bianca Berlinguer. "Se malauguratamente non ci fosse l'accordo tra Sindacati e Governo, valuteremo l'esito sulla base delle nostre proposte, che si occupano diprecarietà, degli ammortizzatori sociali, del lavoro femminile. Non parlano di articolo 18 perchè per noi il problema non è l'uscita dal lavoro ma l'entrata. Vogliamo vedere prima - ha chiarito - il tema è delicato".

Bersani inoltre ha aggiunto di non essere d'accordo sul fatto "che si chiuda la riforma del mercato del lavoro senza un'intesa. Oggi è importante tanto la riforma quanto la coesione. Siamo davanti a un paio d'anni - mi auguro solo un paio - di recessione, c'è bisogno di fare una scommessa assieme e immagino che il governo sia impegnato a trovare questo accordo".

A proposito delle parole espresse oggi da Emma Marcegaglia sui Sindacati, il Segretario ha detto: "Se conosco un po' Emma Marcegaglia si pentirà della battuta sui "ladri" e i "fannulloni" difesi dai Sindacati, perchè non credo che pensi che il problema sia quello di proteggere ladri e fannulloni. Nessuno li difende. Dopodichè - ha sottolineato Bersani - si può discutere di una manutenzione dell'Articolo 18 perchè, se ci vogliono sei anni per una causa, in sei anni può imboscarsi anche un fannullone. Ma il tema oggi è dare un po' di lavoro e darlo meno precario. Quanto all'articolo 18, fissa un principio di civiltà garantito negli anche negli altri paesi europei. Non è vero che è una nostra caratteristica. Cerchiamo piuttosto di intervenire per rendere più gestibile questo diritto". 

Alla domanda della giornalista se il PD stia con Monti o contro, Bersani ha risposto: "Monti non viene dopo i partiti, Monti viene dopo Berlusconi. Per averlo è stato necessario che andasse a casa Berlusconi e che arrivassimo noi con generosità a sostenere una fase d'emergenza e di transizione. Dopo di che - ha spiegato il leader del PD - la democrazia respira con due polmoni".

Il riferimento è alle prossime elezioni politiche. "Voglio predisporre il mio partito - ha detto Bersani- a un'alternativa non a Monti ma alla destra. Monti e i suoi ministri potranno decidere con che polmoni respirare".

Al termine dell'intervista, Bersani ha risposto a delle futili polemiche secondo le quali l'alleanza per le amministrative di Palermo ripropone la foto di Vasto. "Di questi commenti non so cosa farmene. Si capirà prima o poi che il PD alle prossime elezioni locali non ha l'idea di fare dei 'Cencelli', di mettere le mani del partito sull'amministrazione, ma ha l'idea di far concorrere risorse civiche. Per questo abbiamo candidato Rita Borsellino a Palermo. Le primarie decideranno, non c'è in gioco Bersani, c'è in gioco Palermo. Io credo che un PD che si apre al concorso della società civile sia un partito che ha visto chiaro.La politica deve conoscere il suo ruolo ma anche il suo limite".



Approfondisci le proposte del Partito democratico per la riforma del mercato del lavoro


Il mondo dopo la destra


Seminario di riflessione organizzato dal Centro Studi del PD

per approfondire le radici e le strategie d’uscita dalla crisi globale
Relazione introduttiva di Gianni Cuperlo e sintesi degli interventi
Bersani: "Per noi si parte dalla lotta alla precarietà del lavoro"


Mondo dopo la destra
Un seminario per avviare una riflessione e per approfondire radici e strategie d’uscita dalla crisi globale e dalle sue principali implicazioni. L'avvio di un percorso per analizzare lo scenario attuale utilizzando un approccio multi-disciplinare (la “crisi” letta non solo attraverso le lenti degli economisti, ma di storici, filosofi, sociologi…). Un tentativo di ricondurre le molte analisi prodotte negli ultimi tempi al punto di vista specifico della politica e del campo delle forze democratiche e progressiste. Un primo appuntamento per delineare il campo della ricerca e stimolare uno scambio di opinioni tra esponenti del Pd e un gruppo di interlocutori più esterni. 

Pier Luigi Bersani

La felice ambiguità del titolo ci fa comprendere come il Partito democratico può buttare il cuore oltre l'ostacolo e non fermarsi alla semplice analisi della situazione. Noi vogliamo allestire una macchina di riflessione che possa aiutarci a leggere in progress gli avvenimenti che riguardano il nostro Paese. La macchina di riflessione e quella di formazione politica sono due elementi strutturali di un partito che vuole la sua autonomia nella lettura della realtà. Quell'autonomia che servirà a supportare la sua attività di governo quando sarà il momento giusto.

La vicenda della crisi ha a che fare anche con il tema del salto tecnologico che c'è stato negli ultimi anni di globalizzazione. Se guardiamo il passato è evidente come ad ogni fase di crisi, il cambiamento globale è sempre stato accompagnato da un importante salto tecnologico.